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Il principio di rotazione non opera per l’RDO sul MEPA

Secondo il TAR Sardegna, sez. I, sent. 17 dicembre 2019 n. 891, l’utilizzo di una RDO (richiesta di offerta) sul MEPA da parte della PA per l’acquisto di un bene o di un servizio è qualificabile come procedura aperta e, conseguentemente, non opera il principio di rotazione.

Come è noto, le Linee Guida n. 4 dell’ANAC, approvate con deliberazione del Consiglio dell’Autorità 26 ottobre 2016, n. 1097 e poi aggiornate con delibera dello stesso Consiglio 1 marzo 2018, n. 206, stabiliscono che “la rotazione non si applica laddove il nuovo affidamento avvenga tramite procedure ordinarie o comunque aperte al mercato, nelle quali la stazione appaltante, in virtù di regole prestabilite dal Codice dei contratti pubblici ovvero dalla stessa in caso di indagini di mercato o consultazione di elenchi, non operi alcuna limitazione in ordine al numero di operatori economici tra i quali effettuare la selezione” (Paragrafo 3 – Capoverso 3.6).

Secondo i giudici sardi, quest’ultima condizione – con particolare riferimento all’utilizzo di una procedura “aperta al mercato” mediante “indagini di mercato o consultazione di elenchi” – ben può considerarsi soddisfatta nei casi in cui la selezione viene effettuata mediante RDO sul MEPA, potendo qualunque operatore del settore interessato iscriversi al portale e formulare la propria offerta.

Né rileva in senso contrario il fatto che, per avere notizia di simili procedure selettive, è necessario essere iscritti al MEPA per la categoria merceologica di riferimento: è questa, infatti, una condizione notoria e facilmente soddisfabile da qualunque operatore del settore, nonché perfettamente in linea con la previsione normativa di cui all’art. 1, comma 450, della legge 127 dicembre 2006, n. 296 e s.m.i., secondo cui tutte le amministrazioni pubbliche, “per gli acquisti di beni e servizi di importo pari o superiore a 5.000 euro e inferiore alla soglia di rilievo comunitario sono tenute a fare ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione ovvero ad altri mercati elettronici…”: se, dunque, il ricorso al mercato elettronico corrisponde a un preciso obbligo normativo per le stazioni appaltanti pubbliche, non si vede come la necessità d’iscriversi al principale portale informatico che ciò consente – cioè il MEPA- possa privare le relative procedure informatizzate di quel “carattere di apertura” che giustifica la deroga al principio di rotazione.

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Il divieto di soccorso finanziario vale anche per le società consortili partecipate

Com’è noto, l’art. 14 del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (D. Lgs. n. 175/2016) dispone che le amministrazioni pubbliche “non possono sottoscrivere aumenti di capitale, effettuare trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate, con esclusione delle società quotate e degli istituti di credito, che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripiano di perdite anche infrannuali…’’.

 

 

La Corte dei conti, sez. reg. di controllo per le Marche, con la deliberazione n. 123/2019 del 14 novembre, ha chiarito che la norma sopra menzionata deve intendersi applicabile a tutte le partecipazioni degli enti locali, a prescindere dalla loro forma giuridica e natura, e, dunque, anche alle società consortili. Ed infatti, anche i consorzi devono essere considerati realtà operative inserite a tutti gli effetti nel contesto della finanza territoriale, con la conseguenza che non vi sono motivi per escluderli dal principio del divieto di soccorso finanziario, fondato su esigenze di economicità gestionale.

 

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Dal 2020 gli ordinativi di pagamento su SICOGE dovranno essere firmati digitalmente

Con la circolare n. 30/2019, pubblicata lo scorso 19 novembre, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che, a partire dal 1° gennaio 2020, gli ordinativi di pagamento dovranno essere firmati digitalmente sul sistema SICOGE prima dell’invio al competente ufficio di controllo per il seguito di competenza: conseguentemente, dalla predetta data, su SICOGE (Sistema per la gestione integrata della contabilità economico patrimoniale) la funzione “firma e invio in Ragioneria” richiederà univocamente l’utilizzo della firma digitale.

ANAC

Anticorruzione: pubblicato il PNA 2019-2021

È stato pubblicato sul sito dell’ANAC il nuovo Piano Nazionale Anticorruzione 2019-2021 (delibera n. 1064 del 13 novembre 2019), con cui l’Autorità ha rivisto e consolidato in un unico atto di indirizzo tutte le indicazioni fornite fino ad oggi, integrandole con orientamenti maturati nel corso del tempo.
L’obiettivo è di rendere il PNA uno strumento di lavoro utile per chi, a vari livelli, è chiamato a sviluppare ed attuare le misure di prevenzione della corruzione.

Sono stati previsti tre allegati:

  • il primo relativo alle indicazioni metodologiche per la gestione dei rischi corruttivi;
  • il secondo in materia di rotazione “ordinaria” del personale;
  • il terzo relativo ai riferimenti normativi sul ruolo e sulle funzioni del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT).

 

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Società partecipate: disponibili gli indirizzi per il censimento e la revisione periodica

Sono state pubblicate, lo scorso 21 novembre, gli indirizzi della Struttura di monitoraggio (incardinata presso il Dipartimento del Tesoro) sugli adempimenti delle PA per il censimento e la revisione periodica delle partecipate, consultabili al seguente indirizzo

(http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/programmi_cartolarizzazione/patrimonio_pa/2019_11_20_INDIRIZZI.pdf).

Si tratta di un documento importante in vista della redazione del provvedimento di razionalizzazione delle partecipazioni – detenute al 31 dicembre 2018 – che le P.A. devono adottare entro il prossimo 31 dicembre 2019, ai sensi dell’art. 20, commi 1 e 2, del Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica (TUSP – Decreto Legislativo n. 175/2016).

Il documento chiarisce alcuni profili applicativi e indica le modalità per la predisposizione della relazione che le PP.AA. devono approvare, ai sensi del comma 4 del citato art. 20, in merito all’attuazione delle misure di razionalizzazione previste nel piano dell’anno precedente.

Per gli adempimenti relativi alla trasmissione è necessario utilizzare l’applicativo “Partecipazioni” del Dipartimento del Tesoro (https://portaletesoro.mef.gov.it), la cui apertura è prevista per il mese di gennaio 2020; l’applicativo, inoltre, consentirà di acquisire le informazioni sullo stato di avanzamento delle misure di razionalizzazione dichiarate nel piano dell’anno precedente, nonché sui risultati conseguiti.

 

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Relazione annuale anticorruzione: proroga al 31 gennaio 2020

 

Anche quest’anno l’ANAC ha ritenuto opportuno prorogare il termine per la predisposizione e la pubblicazione della relazione annuale che i Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) sono tenuti ad elaborare annualmente, ai sensi dell’art. 1, co. 14, della Legge n. 190/2012: la nuova scadenza individuata è il 31 gennaio 2020.

Lo ha reso noto l’Autorità con un comunicato del 13 novembre, motivando tale proroga con la necessità di consentire ai RPCT di svolgere adeguatamente tutte le attività connesse alla predisposizione dei Piani triennali di prevenzione della corruzione e della trasparenza.

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La fattura elettronica scartata dallo SDI si considera non emessa

La fattura elettronica scartata dallo SDI deve considerarsi non emessa: è il principio di diritto n. 23/2019, pubblicato dall’Agenzia delle Entrate sul sito istituzionale lo scorso 11 novembre.

In concreto, viene ribadito quanto precisato nel provvedimento del Direttore dell’Agenzia prot. n. 89757 del 30 aprile 2018 – attuativo dell’art. 1 del Decreto Legislativo n. 127/2015 – da ultimo aggiornato con il successivo provvedimento prot. n. 164664 del 30 maggio 2019, il cui paragrafo 2.4 espressamente dispone che «La fattura elettronica o le fatture del lotto di cui al file scartato dal SdI si considerano non emesse».

Di conseguenza, l’omissione della fattura nei termini legislativamente previsti comporta l’applicazione delle sanzioni di cui all’art. 6 del Decreto Legislativo n. 471/1997, rubricato “Violazione degli obblighi relativi alla documentazione, registrazione ed individuazione delle operazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto”, ossia, per ciascuna violazione:

  • «fra il novanta e il centoottanta per cento dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato» con un minimo di 500 euro (cfr. il comma 1, primo periodo, nonché il successivo comma 4);
  • «da euro 250 a euro 2.000 quando la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo» (ipotesi specificamente introdotta dal decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 158 con decorrenza 1° gennaio 2016).

 

 

CorteDeiConti

Mancata riscossione di canoni enfiteutici: responsabilità di ufficio tecnico e Giunta

 

La Corte dei conti, sezione giurisdizionale Centrale d’Appello per la Regione Basilicata, con la sentenza n. 393/2019 ha riconosciuto la responsabilità erariale del dirigente dell’ufficio tecnico e della Giunta comunale nella mancata riscossione dei canoni enfiteutici.

I giudici, in particolare, hanno evidenziato come la mancata riscossione dei suddetti canoni, divenuti nel frattempo prescritti, erano necessariamente riconducibili alla condotta omissiva del Responsabile dell’ufficio in questione per non aver intrapreso le azioni necessarie alla sollecita riscossione ed anche al comportamento inerziale dei membri della Giunta, che rappresentano il motore della macchina amministrativa e hanno il compito di monitorare l’andamento dell’attività  istituzionale destinata alla corretta gestione delle entrate per l’ente.

Nel caso specifico, il danno erariale è stato individuato nella misura dei canoni persi, con addebito della metà al responsabile dell’ufficio e dell’altra metà ai singoli componenti della Giunta.

 

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Il box auto paga la TARSU anche se privo di energia elettrica

In diverse occasioni la Corte di Cassazione ha affermato che le aree adibite a parcheggio di autovetture sono da considerare aree frequentate da persone e, quindi, produttive di rifiuti in via presuntiva (Cass. n. 2634/2017; n. 14770/2000; n. 5047/2015; n. 2202/2011; n. 11351/2012).

Con la sent. 17 settembre 2019, n. 23058, gli ermellini hanno ulteriormente precisato che è irrilevante, ai fini dell’esclusione del pagamento della TARSU, la circostanza che il box auto non sia allacciato alla fornitura di luce elettrica: secondo i giudici, tale dato “può al più sostenere una presunzione di utilizzo del bene solo durante le ore diurne, ma non certamente la sua non idoneità alla produzione dei rifiuti”.

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