L’interpretazione autentica operata dall’amministrazione: i chiarimenti della giurisprudenza
Come è noto, con gli atti di interpretazione autentica l’amministrazione chiarisce la propria volontà, in un primo momento poco intellegibile, precisando e delucidando le previsioni originarie.
Come ricordato dal TAR Lombardia, Brescia, sez. II, nella sent. 31 agosto 2026, n. 1189, una disposizione di interpretazione autentica è da ritenersi tale, e può quindi avere effetti retroattivi, solo se chiarisce, secondo criteri di ragionevolezza, il dato testuale su cui incide, senza apportare contenuti sostanzialmente innovativi.
L’esigenza di un chiarimento interpretativo si pone quando le previsioni contenute in un atto amministrativo presentino nella versione originaria una pluralità di significati non ricomponibili attraverso un’interpretazione adeguatrice.
L’interpretazione autentica è chiamata a risolvere i dubbi interpretativi che rendono impossibile applicare una disposizione o un testo normativo con un sufficiente grado di certezza del diritto.
In assenza del necessario presupposto del dubbio interpretativo, l’attribuzione di un significato ultroneo e diverso rispetto a quelli evincibili secondo le ordinarie regole dell’interpretazione costituisce esercizio di un’attività innovativa; altrimenti detto, senza un reale dubbio interpretativo l’utilizzo della categoria dell’interpretazione autentica maschera l’introduzione di nuove regole mai prima prese in considerazione e illegittimamente imposte ai privati con effetto retroattivo.