La Riforma Accrual e la Sindrome del Gattopardo: Perché il futuro della PA si gioca sulla cultura manageriale

di Enzo Cuzzola

La Pubblica Amministrazione italiana si trova di fronte a un bivio storico. La Riforma 1.15 del PNRR, che impone il passaggio al sistema contabile accrual e l’adozione dei principi ITAS entro il 2030, viene presentata come una rivoluzione copernicana. L’obiettivo formale è ineccepibile: allinearci agli standard europei, abbandonare l’esclusività della visione autorizzatoria finanziaria e iniziare a misurare il reale consumo delle risorse e il vero Valore Pubblico generato.

Eppure, tra le pieghe di questa transizione, si annida il rischio più antico e insidioso del nostro sistema istituzionale: la sindrome del Gattopardo. Cambiare tutto l’impianto contabile, con uno sforzo organizzativo ed economico immane, affinché non cambi nulla nella prassi gestionale e decisionale quotidiana.

Il rischio dell'”appalto cognitivo”

Se guardiamo alla realtà operativa degli Enti Locali e delle amministrazioni centrali, il pericolo è tangibile. Già in passato, i tentativi di innestare una mentalità economico-patrimoniale sulla tradizionale contabilità finanziaria – basti pensare alle macchinose matrici di transizione e agli allegati derivati – si sono spesso risolti in un arido adempimento burocratico.

Oggi, di fronte alla complessità degli standard ITAS, il rischio è quello di assistere a una massiccia esternalizzazione dell’intelligenza amministrativa. Amministrazioni cronicamente a corto di personale e competenze potrebbero limitarsi ad “appaltare” la tenuta della contabilità economica a software house e consulenti esterni, con l’unico scopo di schiacciare un bottone a fine anno e produrre un bilancio che rispetti le scadenze.

Se ciò dovesse accadere, il fallimento della riforma sarebbe certificato. Avremo bilanci in perfetta partita doppia, ma amministratori e dirigenti continueranno a prendere decisioni strategiche guardando unicamente il preventivo di cassa, ignorando il full costing dei servizi, il deperimento del patrimonio pubblico e l’emersione dei debiti occulti.

Oltre il software: la contabilità come linguaggio

La verità è che la contabilità non è mai solo una questione di registrazioni o di adempimenti verso l’Europa. La contabilità è il linguaggio con cui si pensa e si governa un’azienda pubblica.

Non si può misurare l’efficacia (gli outcome sociali, ambientali ed economici) se non si conosce l’efficienza (le risorse effettivamente consumate). Gli ITAS ci offrono gli strumenti per smascherare l’inefficienza e premiare la vera creazione di Valore Pubblico, tutelando al contempo l’equità intergenerazionale. Ma uno strumento, per quanto raffinato, è inutile se chi lo impugna non ne comprende la filosofia.

L’auspicio: una rivoluzione nelle aule, prima che negli uffici

L’unico vero antidoto a questa deriva burocratica è un massiccio, profondo e radicale investimento nella formazione. Non parliamo del mero addestramento tecnico all’uso delle nuove interfacce gestionali. Serve un’autentica alfabetizzazione all’economia delle amministrazioni pubbliche.

È imperativo costruire una nuova cultura manageriale che deve coinvolgere tutti gli attori del sistema:

  • La classe politica e gli amministratori, che devono imparare a leggere i dati economici per programmare investimenti sostenibili, uscendo dalla logica del consenso legato alla mera spesa a breve termine.
  • I dirigenti e i responsabili di settore, che devono comprendere come il costo pieno e l’ammortamento non siano “problemi della ragioneria”, ma leve fondamentali per valutare l’efficienza dei servizi che erogano ai cittadini.

Questa battaglia culturale non si vince con circolari ministeriali. Si vince attraverso l’azione mirata di poli e accademie di alta formazione specializzata, capaci di tradurre l’aridità del dato contabile in visione strategica.

Il 2030 non dovrà essere ricordato come l’anno in cui la PA italiana ha cambiato, per l’ennesima volta, il modo di compilare le sue scartoffie. Deve essere l’anno in cui ha imparato, finalmente, a misurare il proprio valore.

 

image_pdfScarica PDF articoloimage_printStampa articolo
Condividi!

Caricamento riuscito. Grazie!