Controlli interni e valore pubblico

Torno su una proposta che avevo già avanzato qualche tempo fa: l’istituzione, nei Comuni, di un assessorato al monitoraggio e ai controlli interni.
Lo faccio oggi alla luce della recente relazione della Corte dei conti sul funzionamento dei controlli interni negli enti locali, che offre uno spunto importante di riflessione per tutte le amministrazioni pubbliche.
La Corte ribadisce un principio che chi ha amministrato conosce bene: i controlli interni sono uno degli strumenti essenziali di governo dell’ente. Non un adempimento burocratico, ma un sistema che deve consentire di verificare se l’azione amministrativa è efficace, efficiente ed economicamente sostenibile.
Il problema è che, in molti casi, questo sistema esiste più sulla carta che nella realtà.
La Corte dei conti evidenzia come in numerosi enti locali i controlli siano spesso frammentati, poco integrati tra loro e soprattutto privi di una struttura organizzativa adeguata. Il controllo di gestione, che dovrebbe rappresentare il cuore del sistema, risulta frequentemente debole o marginale; il controllo strategico fatica a produrre analisi utili alle decisioni politiche; il monitoraggio dei risultati delle politiche pubbliche è spesso limitato a pochi indicatori formali.
In sostanza, si controllano gli atti, ma non si controllano i risultati.
Ed è proprio qui che si colloca il punto centrale della riflessione.
Negli ultimi anni la pubblica amministrazione ha introdotto con sempre maggiore chiarezza il concetto di valore pubblico: la capacità dell’ente di trasformare risorse finanziarie, organizzative e umane in benefici concreti per i cittadini. Non si tratta soltanto di rispettare le norme o di mantenere gli equilibri di bilancio, ma di verificare se le politiche pubbliche producono effettivamente miglioramenti nella qualità dei servizi, nello sviluppo del territorio e nella vita delle comunità amministrate.
Per fare questo non bastano regolamenti o procedure.
Servono strutture, competenze e strumenti di analisi.
È per questo motivo che torno a proporre l’istituzione di un assessorato al monitoraggio e ai controlli interni, affiancato da una struttura amministrativa dedicata, capace di rafforzare concretamente il sistema dei controlli dell’ente.
Una struttura che operi in stretto raccordo con il segretario generale, con il responsabile finanziario, con l’organismo indipendente di valutazione e con gli organi di revisione, ma che abbia una missione chiara: misurare i risultati dell’azione amministrativa.
Il suo compito non sarebbe quello di aggiungere nuovi livelli burocratici, ma al contrario di fornire agli amministratori e alla macchina comunale strumenti di conoscenza e di valutazione: analisi dei costi dei servizi, indicatori di performance, monitoraggio degli obiettivi del programma di mandato e del DUP, verifica dell’impatto delle politiche pubbliche.
In altre parole, passare da un sistema che controlla prevalentemente la regolarità degli atti ad uno che misura la capacità dell’ente di produrre valore pubblico.
La relazione della Corte dei conti, letta in questa prospettiva, non rappresenta soltanto una fotografia delle criticità esistenti, ma anche un invito implicito a rafforzare le strutture amministrative dedicate ai controlli e al monitoraggio dei risultati.
Se vogliamo amministrazioni locali più solide, più trasparenti e più capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini, dobbiamo investire proprio in questa direzione.
Perché, alla fine, la domanda decisiva non è soltanto se l’ente rispetta le regole contabili.
La domanda vera è un’altra:
quanto valore pubblico produce l’azione amministrativa per la comunità che governa.

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