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Gestione tariffe rifiuti: entro il 30 gennaio le comunicazioni ad ARERA

 

 

Con una nota del 20 gennaio, pubblicata sul proprio sito istituzionale, l’IFEL ha ricordato che tutti i Comuni che nell’ambito del servizio rifiuti svolgano anche l’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti, ovvero tale unica attività, sono obbligati a fornire i dati richiesti ad ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) entro e non oltre il 30 gennaio 2020.

L’Autorità, ai sensi della deliberazione 226/2018/R/rif, ha infatti dato avvio a una raccolta per la trasmissione dei dati e delle informazioni in materia di qualità del servizio integrato di gestione dei rifiuti, anche differenziati, urbani e assimilati.

In fase di prima attuazione (determinazione 3/DRIF/2019), l’obbligo di iscrizione all’anagrafica era stato rivolto solo ai soggetti che svolgono almeno una delle seguenti attività: raccolta e trasporto dei rifiuti, trattamento (recupero e smaltimento), spazzamento delle strade, spedizioni transfrontaliera, ivi inclusi i comuni che gestiscono tali attività in economia. Solo dopo l’avvio di questa attività, ARERA ha effettuato una disamina del settore da cui è emerso che “nella maggioranza dei casi la predetta attività (gestione tariffe e rapporti con gli utenti) viene gestita dai Comuni, quale unica attività svolta nell’ambito del servizio integrato di gestione dei rifiuti”.

Il 18 dicembre 2019, con la determinazione 4/DRIF/2019, ARERA ha specificato che sono tenuti alla iscrizione in anagrafica e alla trasmissione delle informazioni, entro il 30 gennaio 2020, anche i soggetti che al 31 dicembre 2018 gestivano unicamente l’attività di gestione tariffe e rapporti con gli utenti.

 

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La mancata sottoscrizione digitale del capitolato d’oneri è sanabile tramite soccorso istruttorio

 

 

È illegittima l’esclusione di un operatore economico per avere inserito nella busta contenente la documentazione amministrativa, in una procedura telematica, il capitolato d’oneri non firmato digitalmente dal legale rappresentante, come invece richiesto dal disciplinare di gara: è quanto affermato dal TAR Lombardia, Brescia, sez. I, nella sent. 22 gennaio 2020, n. 51.

Secondo i giudici, infatti, in tal caso è applicabile il soccorso istruttorio di cui all’art. 83, comma 9, del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016), disposizione secondo cui “Le carenze di qualsiasi elemento formale della domanda possono essere sanate attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui al presente comma. In particolare, in caso di mancanza, incompletezza e di ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del documento di gara unico europeo di cui all’articolo 85, con esclusione di quelle afferenti all’offerta economica e all’offerta tecnica, la stazione appaltante assegna al concorrente un termine, non superiore a dieci giorni, perché siano rese, integrate o regolarizzate le dichiarazioni necessarie, indicandone il contenuto e i soggetti che le devono rendere”.

La mancanza di sottoscrizione digitale del capitolato d’oneri non costituisce ipotesi di mancanza ovvero incompletezza o altra irregolarità afferente all’offerta economica e all’offerta tecnica, con la conseguenza che la stazione appaltante avrebbe dovuto disporre il soccorso istruttorio per sanare l’irregolarità e non escludere il partecipante.

 

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TARSU: è legittimo prevedere una tariffa maggiore per gli alberghi rispetto alle abitazioni private

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 569 del 15 gennaio 2020, ha ribadito il principio, già espresso in precedente occasioni (cfr., ad esempio, Cass., n. 8308/2018), secondo cui il regolamento comunale in materia di TARSU può legittimamente prevedere una tariffa maggiore per gli alberghi rispetto a quella prevista per le abitazioni private.
Ed infatti, secondo i giudici, costituisce un dato di comune esperienza la maggiore capacità produttiva di rifiuti di un esercizio alberghiero rispetto ad una civile abitazione; ne consegue, prosegue la Corte nel suo ragionamento, “che la produttività di rifiuti connessa all’attività alberghiera, sulla cui base si giustifica la maggiorazione della tariffa, non può essere distinta in relazione al diverso uso cui sono destinate le aree che compongono l’albergo, posto che tutte sono parimenti idonee alla produzione di rifiuti in misura maggiore rispetto alla civile abitazione ed una eventuale riduzione della tariffa per le aree adibite a camere rispetto a quelle destinate a parti comuni costituisce esercizio di un potere discrezionale del Comune che non può essere oggetto di censura”.

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I proventi delle multe per eccesso di velocità possono finanziare l’acquisto di autovelox

È possibile finanziare i costi delle apparecchiature destinate all’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità mediante i proventi derivanti dalle relative sanzioni, elevate ai sensi dell’art. 142 del Codice della strada (Decreto Legislativo n. 285/1992): è il principio espresso dalla Corte dei Conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia, nel parere n. 447 del 18 dicembre 2019.
Ed infatti, l’art. 208 del suddetto Codice, nel disporre la destinazione dei proventi derivanti dalla violazioni stradali, espressamente prevede, al comma 4 lett. b), che una quota, non inferiore ad un quarto del 50% del totale, sia utilizzabile dai Comuni e dalle Province per il “potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l’acquisto di automezzi, mezzi e attrezzature dei Corpi e dei servizi di polizia provinciale e di polizia municipale”.

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Valledoria: servizio elaborazione contabilità Iva – Irap e supporto assistenza fiscale per il triennio 2020 – 2022

Il Comune di Valledoria (SS) ha riconfermato per il triennio 2020/2022 l’incarico alla nostra Società avente ad oggetto il servizio di elaborazione contabilità Iva e Irap e supporto assistenza fiscale.

In questo caso, i nostri professionisti si occuperanno dei seguenti adempimenti:
– elaborazione della contabilità Iva;
– predisposizione ed invio della dichiarazione Iva;
– gestione Irap con metodo commerciale e predisposizione e trasmissione telematica della relativa dichiarazione;
– predisposizione e trasmissione telematica delle CU e del modello 770.

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Corso di formazione: ”Il bilancio di previsione 2020 – 2022”

L’Interdata Cuzzola SRL, in collaborazione con la Provincia di Cosenza, ha organizzato per il 18 febbraio un incontro di studio sul bilancio di previsione 2020 – 2022.
Il corso, tenuto dal Dott. Vincenzo Cuzzola, dirigente dei servizi finanziari della Città Metropolitana di Reggio Calabria e Assessore al Bilancio del Comune di Avellino e dal Dott. Francesco Cuzzola, Amministratore Unico della Società Interdata e Assessore al Bilancio del Comune di Agrigento, si propone di affrontare tutte le principali novità contenute nella Legge di bilancio 2020 che riguardano la predisposizione del nuovo bilancio di previsione,
fornendo utili indicazioni sotto il profilo pratico ed operativo.
Appuntamento, dunque, martedì 18 febbraio alle ore 09.30 presso il Palazzo della Provincia di Cosenza.

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Entro il 27 gennaio la compilazione del questionario SOSE

Scade il prossimo 27 gennaio il termine per la compilazione del questionario FC50U dei fabbisogni standard.
Infatti, il DM MEF 22 novembre 2019 prevedeva il termine dei 60 giorni dalla data di pubblicazione sula G.U. per la restituzione del questionario: essendo avvenuta detta pubblicazione lo scorso 28 novembre, il termine per compilare e trasmettere il questionario scade il 27 gennaio.
Ricordiamo che la mancata riconsegna nei termini è sanzionata con il blocco, fino all’adempimento, dei trasferimenti a qualunque titolo erogati all’Ente e con la pubblicazione di inadempienza sul sito del Ministero dell’Interno (art. 5, comma 1, lettera c) del Decreto Legislativo n. 216/2010, contenente Disposizioni in materia di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard di Comuni, Città metropolitane e Province).
Su questionario è prevista la firma del responsabile dell’ufficio finanziario e dal legale rappresentante dell’Ente.

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I corrispettivi relativi alle attività spettacolistiche sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica

Segnaliamo la recente risposta n. 7 del 17 gennaio 2020 dell’Agenzia delle Entrate ad un interpello in materia di corrispettivi relativi alle attività spettacolistiche.
Riprendendo l’orientamento già espresso con le risposte ad interpello n. 506 del 10 dicembre 2019 e n. 535 del 20 dicembre 2019, gli esperti dell’Agenzia hanno ribadito che i corrispettivi relativi alle attività spettacolistiche sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi di cui all’art. 2 del Decreto Legislativo n. 127 del 2015, in quanto tutti i dati relativi a titoli di accesso emessi sono già oggetto di separata trasmissione alla SIAE, in ossequio al decreto 13 luglio 2000, che provvede a metterli a disposizione dell’anagrafe tributaria.
Resta, invece, l’obbligo dell’invio telematico dei dati dei corrispettivi relativi alle attività accessorie diverse dai biglietti d’ingresso, tradizionalmente documentati con scontrino o ricevuta fiscale.

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Il soccorso istruttorio non opera nel caso di omessa allegazione di un referenza bancaria

Come noto, le referenze bancarie sono uno dei mezzi di prova tramite cui le imprese si qualificano sul piano economico-finanziario e costituiscono uno strumento finalizzato a dimostrare se sussistano i requisiti in questione.
Il TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. II, con la recente sentenza 16 gennaio 2020, n. 25, è intervenuta in materia, chiarendo due aspetti importanti.
Il primo riguarda l’ipotesi in cui la referenza prodotta dall’impresa concorrente non sia idonea a questo scopo, perché quanto ivi attestato non sia ritenuto sufficiente dall’amministrazione aggiudicatrice: secondo i giudici, in tale ipotesi la stazione appaltante è tenuta a soccorrere l’impresa mediante l’ampio potere di regolarizzazione previsto dal codice dei contratti.
Il secondo aspetto, invece, riguarda il caso dell’omessa allegazione di una referenza bancaria e della possibilità, in tale circostanza, dell’operatività del soccorso istruttorio di cui all’art. 83, comma 9, del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016): ebbene, secondo i giudici bolognesi, in tale circostanza il soccorso non può operare.
Si tratta di orientamento già espresso dalla giurisprudenza in altre occasioni, fondato sulla circostanza che il soccorso istruttorio si riferisce all’ipotesi di integrazione, chiarimento e/o completamento di documenti e dichiarazioni e il difetto delle referenze bancarie previste dalla legge di gara non consente alla stazione appaltante di considerare comprovato, in capo all’impresa partecipante, il possesso dei requisiti economici e finanziari, i quali a norma dell’art. 46 comma 1 bis, assumono valenza di elemento essenziale dell’offerta (TAR Sicilia, Catania, sent. n. 226/2018; parere dell’ANAC n. 100 del 26 novembre 2014; Consiglio di Stato, Ad. Plen., n. 16/2014 e n. 9/2014).
La questione, comunque, è oggetto di incertezza giurisprudenziale: infatti, un secondo orientamento, al contrario, sostiene che l’omessa allegazione di una referenza bancaria rientra nell’ambito di applicazione della disciplina del soccorso istruttorio, trattandosi di un elemento estraneo all’offerta economica che si riferisce all’oggetto dell’appalto (TAR Lazio, Latina, sez. I, sent. 23 febbraio 2018, n. 88).

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I venti giorni per il deposito della proposta di rendiconto non valgono se il Prefetto ha diffidato il Comune

Come è noto, l’art. 227 comma 2 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che la proposta del rendiconto di gestione deve essere messa a disposizione dei consiglieri entro un termine, non inferiore a venti giorni, stabilito dal regolamento di contabilità.
Secondo quanto precisato dal TAR Lazio, sez. Latina, nella sent. 17 gennaio 2020, n. 16, il termine dei 20 giorni previsto dalla norma testé richiamata, è destinato a valere solo in ordine all’approvazione del rendiconto nei termini di legge e non già laddove l’approvazione avvenga fuori termine su diffida del Prefetto: secondo i giudici laziali, infatti, di fronte all’alternativa dello scioglimento del Consiglio (che sarebbe la conseguenza della mancata delibera a seguito della diffida) deve ritenersi giustificata la deroga al termine ordinario di 20 giorni entro il quale i consiglieri devono poter accedere alla documentazione allegata alla proposta di deliberazione.

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