IVA

Escluse dall’imponibile le somme trattenute a titolo di penalità

Le somme trattenute al cedente/prestatore in applicazione di penalità per inadempienze o per irregolare prestazione o per trattenute sul prezzo in luogo della cauzione devono essere considerati esclusi dalla base imponibile: è quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la risposta ad interpello del 28 ottobre 2019 n. 436.

L’art. 15 del decreto IVA elenca una serie di somme o importi che, pur essendo addebitati alla controparte, non hanno natura di controprestazione per la cessione del bene o per la prestazione del servizio cui si riferiscono e, pertanto, vengono considerati esclusi dalla base imponibile; ad esempio, non concorrono a formare la base imponibile le somme addebitate ai clienti a titolo di interessi moratori, penalità, ritardi o altre irregolarità commesse dagli stessi nell’adempimento degli obblighi contrattuali.

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Per la TARSU/TIA e per l’ICI/IMU vale la prescrizione quinquennale

Le cartelle riguardanti TARSU/TIA e ICI/IMU sono soggette alla prescrizione quinquennale di cui all’art. 2948 n. 4 del codice civile, relativa a “tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi”: è quanto ribadito dalla Corte di cassazione con la sent. n. 27317 depositata il 24 ottobre 2019.

I giudici hanno ribadito, riprendendo la sent. n. 26013/2014, che detti tributi sono strutturati come prestazioni periodiche, con connotati di autonomia nell’ambito di una causa debendi di tipo continuativo, in quanto l’utente è tenuto al relativo pagamento in ragione del prolungarsi, sul piano temporale, della prestazione erogata dall’ente locale impositore, senza che sia necessario, per ogni singolo periodico contributivo, un riesame dell’esistenza dei presupposti impositivi.

Nell’occasione i giudici hanno anche affermato che tale prescrizione deve rilevarsi anche se, nonostante il fatto interruttivo conseguente alla notificazione, siano trascorsi i cinque anni prima della notifica di ulteriori provvedimenti nel giudizio di impugnazione.

fatturazione

Il CIG deve essere inserito nella fattura elettronica

È obbligatorio indicare il codice identificativo di gara (CIG) nella fattura elettronica emessa nei confronti della Pubblica Amministrazione: è quanto affermato dall’Agenzia delle Entrate con la risposta ad interpello del 28 ottobre 2019 n. 436.

I tecnici dell’Agenzia hanno evidenziato che tale obbligo è correlato alla disciplina in materia di tracciabilità dei pagamenti da parte della P.A.: infatti, l’art. 25 comma 2 del D.L. n. 66/2014, convertito dalla Legge n. 89/2014, dispone espressamente che “Al fine di assicurare l’effettiva tracciabilità dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni, le fatture elettroniche emesse verso le stesse pubbliche amministrazioni riportano il Codice identificativo di gara (CIG), tranne i casi di esclusione dell’indicazione dello stesso nelle transazioni finanziarie così come previsto dalla determinazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture 7 luglio 2011, n. 4, e i casi di esclusione dall’obbligo di tracciabilità di cui alla legge 13 agosto 2010, n. 136”.

fatturazione

L’anticipazione di cassa deve utilizzarsi solo per esigenze transitorie

L’anticipazione di tesoreria è una concessione da parte del tesoriere comunale di liquidità al fine di fronteggiare momentanee necessità di cassa: è quanto ribadito dalla Corte dei conti, sez. regionale di controllo per il Veneto, con deliberazione n. 248 depositata il 10 settembre 2019.

Il ricorso ad anticipazioni di cassa, previsto dall’art 222 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), si configura, perciò, come una soluzione di breve periodo per superare transitorie situazioni di scarsa o insufficiente liquidità e non, invece, quale forma sistematica di finanziamento dell’Ente, peraltro onerosa, in quanto il ricorso a tale formula di finanziamento dà luogo ad un costo pari all’interesse sulle somme anticipate da pagare all’istituto tesoriere.

Ricordiamo che il citato art. 222, rubricato “Anticipazioni di tesoreria”, al 1° comma prevede che “Il tesoriere, su richiesta dell’ente corredata dalla deliberazione della giunta, concede allo stesso anticipazioni di tesoreria, entro il limite massimo dei tre dodicesimi delle entrate accertate nel penultimo anno precedente, afferenti ai primi tre titoli di entrata del bilancio.

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Appalti: servizi analoghi e servizi identici

Le locuzioni “servizi analoghi” e “servizi identici” non coincidono e, conseguentemente, non è possibile assimilare tali nozioni per escludere un concorrente: è quanto affermato dal TAR Toscana, sez. I, nella sent. 19 settembre 2019, n. 1260 (nel caso specifico i giudici hanno ritenuto illegittima la decisione della stazione appaltante di escludere un partecipante che aveva presentato un’offerta tecnica relativo ad un “impianto similare” a quello richiesto nel bando).

Già in precedenza, il Consiglio di Stato aveva affermato che la stazione appaltante non è “legittimata ad escludere i concorrenti che non abbiano svolto tutte le attività oggetto dell’appalto né ad assimilare impropriamente il concetto di “servizi analoghi” con quello di “servizi identici”, atteso che la ratio sottesa alla succitata clausola del bando è il contemperamento tra l’esigenza di selezionare un imprenditore qualificato ed il principio della massima partecipazione alle gare pubbliche, dal momento che la locuzione “servizi analoghi” non s’identifica con “servizi identici”” (sez. III, sent. 23 agosto 2018, n. 5040; sez. V, sent. 31 maggio 2018, n. 3267).

scuola

Finanziamenti messa in sicurezza edifici scolastici

Lo scorso 17 ottobre 2019 il Ministero dell’Istruzione sul proprio sito istituzionale ha pubblicato l’Avviso per il finanziamento a beneficio degli Enti locali per la messa in sicurezza degli edifici pubblici scolastici.

L’Avviso pubblico, rivolto agli enti locali in possesso di immobili pubblici utilizzati quali edifici scolastici, contiene le modalità di adesione e di trasmissione della domanda per accedere al finanziamento ed è fruibile dal sito del MIUR.

Il termine per la presentazione delle domande da parte degli Enti è il prossimo 29 novembre.

Ai fini della concessione del credito, verranno tenuti in considerazione una serie di elementi quali, ad esempio, l’antichità degli immobili indicati dagli Enti come necessitanti di intervento (con particolare riguardo per gli edifici costruiti prima del 1970) e la zona dove si trovano tali immobili, riservando particolare attenzione a quelli siti in aree a rischio sismico.

 

 

interdata 1

Conservazione elettronica note spese

L’ Agenzia delle Entrate, con la risposta n. 403 del 9 ottobre 2019 a seguito di interpello, si è occupata della gestione delle note spese dei dipendenti e dei relativi giustificativi e della conservazione degli stessi esclusivamente in formato elettronico.

La conservazione è delegata ad un soggetto terzo che si occupa dell’intera procedura, dall’archiviazione alla firma digitale, garantendo in tal modo la disponibilità, l’autenticità, l’immodificabilità, la conservazione, la leggibilità e la sicurezza nel tempo.

Come dichiarato dall’Amministrazione finanziaria nella risposta ad un precedente interpello sul tema (n. 388 del 20 agosto 2019), le note spese e i loro allegati, al pari di qualunque documento analogico a rilevanza fiscale, possono essere dematerializzati e conservati a condizione che la procedura utilizzata consenta al documento di possedere le caratteristiche della immodificabilità, integrità, autenticità e leggibilità.

Se le suddette caratteristiche sono garantite, i documenti analogici possono essere legittimamente sostituiti da documenti informatici, dei quali possono essere realizzati, inoltre, duplicati informatici ai sensi dell’art. 23-bis del Codice dell’amministrazione digitale (D.lgs. 7 marzo 2005, n. 82).

 

 

ANAC

Niente semplificazione per il PTPCT per le Unioni

L’ANAC, nell’approvazione dell’Aggiornamento 2018 al Piano Nazionale Anticorruzione (delibera 21 novembre 2018 n. 1074), ha stabilito alcune semplificazioni relative all’adozione annuale del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza per gli enti locali di piccole dimensioni.

Nello specifico è stato previsto che i piccoli Comuni, per i quali rimane comunque l’obbligo di adottare il PTPCT triennale entro la scadenza, fissata per legge, del 31 gennaio, in considerazione delle difficoltà dovute proprio in ragione delle loro dimensioni ridotte e solo nei casi in cui nell’anno successivo all’adozione del PTPCT non si siano verificati fatti corruttivi o modifiche organizzative rilevanti, possono provvedere all’adozione del PTPCT con modalità semplificate.

Tale semplificazione consiste nell’adozione di un provvedimento con il quale, contemporaneamente, si attesta l’assenza di fatti corruttivi nel corso dell’ultimo anno e viene convalidato il piano anticorruzione già adottato, pur essendo prevista la possibilità di integrazione e/o variazione delle misure preventive presenti nel piano triennale, nel caso in cui emergessero elementi significativi a seguito dell’attività di monitoraggio posta in essere dal responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza dell’ente.

Rispetto a tali semplificazioni, a seguito della richiesta da parte del Presidente di una Unione di Comuni di piccoli dimensioni, di poter estendere tale agevolazione anche appunto all’Unione, l’Autorità Nazionale Anticorruzione con la deliberazione n. 881 del 25 settembre 2019, depositata in data 3 ottobre 2019, afferma la non estendibilità alle Unioni della modalità semplificata prevista per i piccoli Comuni, in quanto la legge prevede già procedure semplificate per le Unioni di Comuni alle quali, ad esempio, è data la possibilità, se prevista dallo statuto, di poter gestire la prevenzione della corruzione, con l’adozione di un unico Piano triennale di prevenzione della corruzione (PTPC) che tenga conto sia delle funzioni gestite dall’Unione, sia delle funzioni svolte autonomamente dai singoli comuni. Pertanto, concedere ulteriori semplificazioni procedurali comporterebbe una eccessiva riduzione degli obblighi legati all’attività di prevenzione della corruzione e della trasparenza previste dalla L. n. 190/2012.

interdata 3

Fatture elettroniche 2020: omissione imposta di bollo

Il decreto fiscale collegato alla Legge di bilancio 2020, sul tema dell’imposta di bollo, stabilisce che, in caso di tardivo versamento di detta imposta dovuta sulle fatture elettroniche inviate tramite SDI, l’Agenzia delle Entrate comunica al contribuente, in via telematica, l’importo dell’imposta da versare nonché l’importo delle sanzioni connesse al tardivo versamento e degli interessi dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione.

Qualora a seguito di tale comunicazione da parte dell’Amministrazione finanziaria il contribuente non provveda al pagamento, anche parziale, di quanto dovuto, entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione, l’Agenzia procederà all’iscrizione a ruolo.

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